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LAMBRUSCO FOGLIA FRASTAGLIATA o ENANTIO

« La brusca: hoc est vitis silvestris, quod vocatur oenanthium ».

Si tratta di un vitigno autoctono originatosi nella bassa Vallagarina e più precisamente nel territorio del Comune di Avio.
Le vigne attualmente coltivate, sono state propagate, utilizzando le gemme recuperate da alcuni tralci di vecchie vigne, franche di piede, trovate in uno sperduto vigneto abbandonato, ai margini del bosco a monte del paese di Avio.
La forma di allevamento è quella tradizionale, della pergola trentina semplice, con una densità di circa 5200 ceppi ettaro, vigneto situato nella parte medio-alta del conoide del Vallarom, con un terreno calcareo-dolomitico, molto grossolano.
La vendemmia avviene, rispetto ad altre varietà a bacca rossa, molto tardi, ovvero verso la fine di ottobre i primi di novembre, in base all’andamento climatico stagionale.
L’uva viene raccolta in cassette e portata in cantina, dove, dopo essere passata attraverso una diraspa-pigiatrice e dopo una lieve solfitata, viene trasferita in una vasca di acciaio per la fermentazione alcolica, che avviene spontaneamente per effetto dei lieviti “indigeni”. Durante la fase di fermentazione vengono effettuate circa otto – dieci follature al giorno, non viene praticato il controllo della temperatura, lascio che il mosto-vino si gestisca in maniera assolutamente autonoma e naturale.
Terminata la fase della fermentazione alcolica, viene lasciato il vino a contatto con le bucce, per circa cinque-sette giorni, dopodiché si effettua la svinatura e il liquido ottenuto si travasa in una vasca di acciaio inox, per la successiva fermentazione malo-lattica sempre a opera di batteri indigeni.
Terminato il periodo di affinamento, che varia dai quattro ai sei mesi, il vino viene messo in bottiglia e dopo un ulteriore affinamento nel vetro, per quasi tre mesi, viene commercializzato.

Filippo Scienza

Il vitigno.

Il LAMBRUSCO a FOGLIA FRASTAGLIATA è il vitigno a bacca nera forse più importante della bassa Vallagarina.
Ricerche effettuate recentemente dimostrano che il Lambrusco F.F. ha forti legami filogenetici con viti selvatiche trovate nei boschi della valle.
Il vitigno godeva del favore dei viticoltori per la sua rusticità, la sua particolare resistenza agli attacchi parassitari, ai freddi invernali e l’ampia adattabilità alle diverse composizioni dei terreni, purchè prevalentemente calcarei.
Fino a non molti anni fa la quasi totale produzione enologica veniva destinata ai vini da taglio e questo a determinato la scarsa conoscenza del vitigno.
Alla metà degli anni ottanta si è deciso di intraprendere uno studio più approfondito sul vitigno e sono emerse interessanti novità.
La prima è quella che chiarisce in maniera inequivocabile che il lambrusco a foglia frastagliata non è iscrivibile alla famiglia dei Lambruschi emiliani ai quali invece appaiono molto simili altri vitigni trentini quali Teroldego e Lagrein, ma che invece è senza dubbio un vitigno autoctono della bassa Vallagarina.
Per contro una grande analogia sia morfologica che biochimica presenta il Lambrusco a F.F. con alcuni vitigni veronesi, non più coltivati e con le viti selvatiche trovate allo stato spontaneo nei dintorni di Avio.
Ciò consente di affermare che il Lambrusco a F.F. è verosimilmente un vitigno autoctono della bassa valle dell’Adige e appartiene geneticamente a un gruppo di vitigni originari delle morene glaciali che si trovano a cavallo della depressione del lago di Garda e del solco vallivo dell’Adige, con forti legami filogenetici con le viti selvatiche nella Valle dell’Aviana e del Vallarom, nel comune di Avio.
Le ricerche storiche ci dicono che già Dioscoride cita l’Oenanthè, cioè una pianta di vite da fiore; si trattava della vitis silvestris a fiori maschili e quindi non produttiva.
Plinio storico romano del I° secolo D.C., chiarì che esisteva anche l’Oenanthè fert o Vocatur oenanthium a fiori femminili e perciò fertili, uviferi. Nella sua “Naturalis Historia” parlando di viti selvatiche e coltivate, scriveva: “Labrusca hoc est vite silvestris, quod vocatur oenanthium” ovvero la vite selvatica chiamata Enantio.
Ed è per questo che il lambrusco a F.F. viene chiamato anche Enantio.
Più tardi nel 1560 uno storico parlando dei vini ottenuti in Vallagarina, affermava che in queste terre veniva prodotta l’uva Lambrusca, dalla quale derivano i vini enantini.
Ricerche successive (fine 1500) parlano di vini ottenuti in Vallagarina (agro tridentino) e affermano che in queste terre veniva prodotta l’uva Labrusca dalla quale si ottenevano ottimi vini rossi.
Vini tanto importanti e longevi che con l’apertura del valico del Brennero (1867) erano esportati verso il centro Europa.
Una piccola curiosità il vino ottenuto con uva di Lambrusco a F.F. è particolarmente ricco di resveratrolo una sostanza antiossidante molto importante per la prevenzione di cardiopatie, arteriosclerosi e trombosi.